Ultima modifica: 6 Giugno 2019
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“Come eri vestita?”: la partecipazione del Fermi alla manifestazione sulla violenza di genere

Sulla scia americana l’iniziativa ha lo scopo di mostrare gli abiti delle donne vittime di violenze e di mettere di fronte a tutti i visitatori la domanda che viene sempre fatta loro, quasi a nascondere un velo di responsabilità nei confronti della donna vittima e a sottendere: “Se l’è cercata”. All’iniziativa ha partecipato la classe II B di Canosa

“E in quel momento pensavo solo di voler morire” è una della frasi che la classe II B del liceo scientifico ha letto esposta vicino agli abiti delle donne vittime di violenze che hanno deciso di non restare in silenzio. L’esperienza è stata vissuta nella mattinata del 30 maggio 2019 presso il Museo dei Vescovi di Canosa di Puglia dagli alunni, accompagnati dalla docente prof.ssa Nunzia Lansisera, per visionare la mostra-istallazione itinerante che, partita dall’ università del Kansas (Stati Uniti d’ America), è stata adattata e portata anche in Italia dall’ associazione “Libere Sinergie”. Sulla scia americana l’iniziativa ha lo scopo di mostrare gli abiti delle donne vittime di violenze e di mettere di fronte a tutti i visitatori la domanda che viene sempre fatta loro, quasi a nascondere un velo di responsabilità nei confronti della donna vittima e a sottendere: “Se l’ è cercata”. Le  finalità e i contenuti della mostra sono state illustrate dalla dott.ssa Valentina Pelagio e da Mariagrazia Vitrani, Presidente del Rotaract di Canosa di Puglia, associazione no profit composta di giovani di età compresa tra i 18 e 31 anni.  Tutti i presenti sono entrati nel vivo della mostra osservando, leggendo e toccando con mano le testimonianze di 17 donne affiancate all’abito che indossavano nel fatidico momento. Inoltre attraverso una scannerizzazione di un codice QR presente vicino ad ogni narrazione è stato possibile ascoltare le voci delle donne che si raccontano. Improntata a cancellare lo stereotipo sessista della donna che subisce violenze perché indossa abiti succinti pensando che sia un modo di dare adito a certi atteggiamenti, questa mostra-istallazione spiega e dimostra come donne con un tubino nero sono state vittime allo stesso modo di donne in pigiama, tuta, tenuta da jogging o da lavoro sottolineando la circostanza sempre diversa. L’elemento che più ha colpito gli alunni è stata la normalità e semplicità degli abiti indossati, molto comuni e appartenenti alle nostre realtà. Infine, contornato da una cornice rossa, un pigiama grigio con dei cuori bianchi tutto di pile, indossato da una ragazza vittima di femminicidio nel 2018, negli ultimi devastanti momenti della sua vita. A lei è stata dedicata l’iniziativa che sarà possibile visionare a Canosa fino al 2 giugno. Dopo la visione della mostra, gli alunni sono tornati a sedersi per condividere emozioni e riflessioni, convinti che come l’occasione non fa l’uomo ladro, nessun abito autorizza a puntare il dito verso la vittima risultando così incapaci di individuare il vero colpevole della situazione.

 




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